Istituto di Istruzione Superiore G. Cardano
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Accogliamo la Memoria: in ascolto dei Testimoni

Se si pensa che l’antisemitismo sia cosa triste ma passata, bastano pochi ma chiari numeri per essere smentiti: è di questo autunno il calcolo di un post antisemita ogni 83 secondi in rete, mentre l’autorevole sito hatecrime.osce.org conta che nel 2016, in molti dei 37 paesi presi in esame, il primo posto delle minoranze vittime di crimini d’odio sia stato ancora una volta occupato da quella ebraica. Il record in questo va alla Germania, seguita da Stati Uniti e Russia, mentre l’Italia è purtroppo solo terza, dopo Irlanda e Russia, per violenze a movente razziale o xenofobo. Sono dati allarmanti non solo per quantità, ma anche per ATTUALITÀ. La scorsa domenica Il Corriere, in un articolo a commento di questo scenario, dal titolo Lampi razzisti dalla Germania profonda concludeva con queste riflessioni: «I rituali antirazzisti, i cerimoniali della memoria, sempre più svuotati di contenuti, ridotti persino a eventi semisportivi, sono ormai il palliativo periodico della buona coscienza. Paradossalmente ottengono l’effetto opposto. Questo è davvero il grande problema. Occorrono piuttosto lo studio e la riflessione; perché si deve conoscere per essere in grado di riconoscere il fascismo, il nazismo, l’hitlerismo – e per non ripetere gli errori del passato». Nessuno allora meglio di Liliana Segre, nella nostra cara Milano, è oggi capace di guidarci in questo cammino di consapevolezza, per restituire contenuti e dignità alla Memoria della Shoah, riempiendola di senso e intelligenza: deportata ad Auschwitz quattordicenne, e ormai molto nota come uno dei pochissimi testimoni viventi dello sterminio nazifascista, il 12 Febbraio incontrerà la nostra Comunità Scolastica. Ha accettato il nostro invito con gioia e gratitudine, dando fino a che le sarà possibile la priorità ai giovani, agli studenti di oggi, e all’affetto vivissimo per tutti loro. Con una forza narrativa non comune riesce sempre a riportaci ad Auschwitz, in quel freddo inverno del 1944, per farci capire come anche quell’orrore così profondo può essere vinto dall’umanità di cui ognuno è capace, perché proprio questa è, in sintesi, la sua Storia. Può essere utile, nell’attesa di accoglierla, pensare che ancora oggi è disposta a tornare al ricordo di momenti per lei così dolorosi per darli in eredità a tutti noi, giovani per primi.

Averla tra noi sarà allora davvero una grande fortuna, una preziossima occasione dove tutti, ragazzi e insegnanti, saremo “studenti” di una Storia fatta di persone e, nel suo caso soprattutto, di una umanità disarmante.